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“John non si era stupito che sua moglie sembrasse triste e avesse perso interesse per il lavoro a maglia, data la sua malattia e le difficoltà in cui si trovava. Ma il personale del centro diurno sospettò che fosse depressa. La supposizione si rivelò giusta e, dopo pochi mesi di terapia antidepressiva, essa aveva un aspetto molto più sereno e aveva persino ripreso a lavorare a maglia.”

“Il medico chiese a mio marito se aveva sintomi di depressione, come perdita di interesse e di appetito, insonnia o senso di inutilità. Jim rispose di no a tutto, ma io pensai tra me “Forse sono io depressa”. Più tardi parlai con il medico e lui mi mise in contatto con qualcuno che poteva aiutarmi.”

Se la persona che convive con la demenza è triste e non prova alcun interesse, si può pensare che si tratti di una reazione naturale, ed entro certi limiti lo è: dopotutto, la persona deve affrontare molte perdite e può darsi che si senta giù di morale per la sua dipendenza dagli altri. Anche noi possiamo essere rattristati dai cambiamenti e dalle perdite che accompagnano la malattia, guardare con pessimismo al futuro e sentirci soli. Sebbene sia quindi logico aspettarsi una certa dose di scoraggiamento, è importante rendersi conto che da questo generico senso di malinconia può svilupparsi una depressione, perché questa condizione può essere affrontata, e curata. Le persone con demenza che soffrono di depressione possono presentare ulteriori problemi di comportamento come l’aggressività. È difficile capire la differenza tra la depressione e alcuni dei sintomi della demenza; ci sono però dei segnali che, se riconosciuti, possono essere oggetto di cure specifiche che permettono di alleviare inutili sofferenze: in questa pagina approfondiremo come riconoscere eventuali segni di depressione (della persona con demenza e di chi assiste) e come affrontarla.

Come riconoscere la depressione

Le persone con demenza che soffrono di depressione possono trovare difficoltà a esprimere sentimenti complessi come la tristezza, la disperazione e il senso di inutilità. Nel tentativo di esprimere quello che provano, possono formulare frasi semplici come: “È finita” o “Non m’importa”. Per coloro che hanno allucinazioni, queste ruotano intorno a temi come il senso di colpa, la morte, le voci che accusano il malato di essere cattivo. Ci sono poi dei segni comuni da ricercare, detti “sintomi-chiave”. Non è necessario che un individuo li presenti per poter fare diagnosi di depressione. Alcuni sintomi, come per esempio la facilità al pianto e la cefalea, accompagnano talvolta la depressione, ma non sono di per sé indici di depressione.

In particolare, quando cerchiamo i segni della depressione in una persona con demenza, dobbiamo fare attenzione ai cambiamenti di comportamento, per esempio alle alterazioni dell’appetito, del sonno e dell’energia fisica. Anche un improvviso disinteresse per attività che in precedenza erano gradite può essere un segno di depressione.

Sintomi chiave

Umore deflesso, perdita di interesse o di piacere, disturbi dell’appetito, disturbi del sonno, difficoltà di concentrazione, astenia, agitazione o rallentamento, senso di inutilità, senso di colpa ingiustificato, idee di suicidio o di morte, irrequietezza, idee negative, ridotto livello di attività, chiusura in sé.

Sintomi collaterali

Tendenza al pianto, ansia, sintomi fisici (cefalea, dolori), infelicità cronica (personalità depressiva).

Possibili concause

Precedenti episodi depressivi, lutto, perdita del lavoro, isolamento sociale, vissuti di abbandono o impotenza, altre patologie nelle quali vi sono sintomi di depressione (cardiopatie, ictus, ipotiroidismo, disturbi metabolici, deficit di vitamina B12, cancro, morbo di Parkinson).

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COME AFFRONTARE LA DEPRESSIONE

Consultare il medico e chiedergli informazioni su eventuali farmaci e terapie

Se il medico ha formulato una diagnosi di depressione, può darsi che prescriva dei farmaci antidepressivi. Il ricorso al farmaco non deve essere considerato come l’«ultima spiaggia» dopo il fallimento di tutti gli altri tentativi, né il farmaco si deve considerare un toccasana. Al contrario, se prescritto correttamente e al momento giusto, il farmaco può dare alla persona con demenza un benefico sollievo dai sintomi. Non occorre preoccuparsi per aver fatto ricorso a un antidepressivo dal momento che questi farmaci non danno assuefazione. Anche gli effetti collaterali sono oggi estremamente ridotti, purché si usi il prodotto giusto nel dosaggio corretto.

È possibile che non si noti nell’immediato alcun miglioramento: possono infatti trascorrere anche due mesi prima che la terapia dia risultati concreti. Se il risultato è positivo, il medico potrà valutare se continuare la cura anche per un periodo piuttosto lungo, che potrà durare anche di diversi anni.

Offrire alla persona sostegno e comprensione

A volte le persone con demenza hanno bisogno di parlare dei loro problemi. Se la persona che assistiamo è ai primi stadi della malattia, può esserle utile ricevere ascolto e consiglio. Anche se dimentica completamente di aver parlato dei propri problemi e di come si sente, ne avrà comunque ricavato almeno un temporaneo sollievo. Tuttavia, considerati i problemi di linguaggio, ogni genere di terapia che si basi sullo scambio verbale potrà essere applicata soltanto in un ristretto numero di casi e ai primi stadi della malattia.

Altre forme di terapia includono quelle basate sulla musica e sull’arte. Lo specialista potrà indicare il terapeuta più adatto, ma è importante trovarne uno che capisca i bisogni particolari delle persone con demenza.

Cercare di interrompere il circolo vizioso della depressione

Le persone che soffrono di depressione si lasciano facilmente prendere in un circolo vizioso, soprattutto se questa condizione si sviluppa in persone con una demenza. Le persone con demenza perdono, infatti, la capacità di fare molte cose che prima facevano con gioia e dipendono dagli altri: se gli altri non si rendono conto del problema e non incoraggiano e stimolano le attività, il circolo vizioso si perpetua. Può essere perciò importante incoraggiare attivamente la persona con demenza a prendere parte alle attività che prima le piacevano, aiutandola se necessario e magari trovando nuove attività e interessi. Aiutare la persona ad avere un ruolo più attivo nelle decisioni che la riguardano, poi, le darà un senso di maggiore importanza e avrà un impatto positivo sul suo umore.