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NUOVO PIANO NAZIONALE DEMENZE: IL 21 SETTEMBRE LA PRESENTAZIONE AL MINISTERO DELLA SALUTE
La proposta di nuovo Piano Nazionale Demenze è stata presentata il 21 settembre 2026 al Ministero della Salute. Alzheimer Italia ha partecipato al confronto richiamando l’importanza di risorse stabili, dell’attuazione concreta nei territori e del coinvolgimento delle persone con demenza nelle decisioni che le riguardano.
Lunedì 21 settembre, in occasione della XXXIII Giornata Mondiale Alzheimer, il Ministero della Salute ha ospitato a Roma l’incontro “Le prospettive di sanità pubblica per le persone con demenza: verso il nuovo Piano Nazionale Demenze”. La giornata è stata l’occasione per presentare il lavoro svolto negli ultimi mesi dal Tavolo permanente sulle demenze per la definizione del nuovo Piano Nazionale Demenze, che aggiorna il precedente Piano del 2014.
Alzheimer Italia, che partecipa al Tavolo permanente dal 2014, ha contribuito al percorso di elaborazione del documento. A rappresentare l’organizzazione durante l’incontro sono stati la presidente Katia Pinto e il segretario generale Mario Possenti, intervenuti per richiamare l’attenzione su ciò che sarà necessario affinché il Piano possa tradursi in risposte concrete per le persone con demenza e per le loro famiglie.
UN PIANO CHE DEVE DIVENTARE REALTÀ
Il punto centrale riguarda le risorse. La proposta di Piano è un passaggio importante, ma la sua effettiva attuazione dipenderà anche dalla disponibilità di un finanziamento stabile. Lo ha sottolineato Katia Pinto aprendo il suo intervento: «Un piano che non è finanziato in modo stabile non è un piano, è un documento».
Il tema è legato alla natura stessa dei bisogni associati alla demenza. Chi riceve oggi una diagnosi può avere davanti a sé molti anni nei quali saranno necessari servizi sanitari, assistenziali e di sostegno. Per questo, ha osservato Mario Possenti, a un bisogno strutturale deve corrispondere una risposta altrettanto strutturale: le risorse temporanee possono sostenere progetti e sperimentazioni, ma non possono garantire nel tempo i servizi di cui le persone e le famiglie hanno bisogno.
DAL FONDO PER L’ALZHEIMER AI SERVIZI CONTINUATIVI
Negli ultimi anni il Fondo per l’Alzheimer e le demenze ha permesso di sviluppare nei territori esperienze e sperimentazioni importanti.
Il valore di questo lavoro, ha sottolineato Possenti, non è in discussione: il Fondo ha permesso di far emergere cosa occorre e chi è in grado di far fronte a queste esigenze, ma non può rimanere lo strumento principale con cui vengono finanziate le politiche sulla demenza. Un fondo destinato a progetti e sperimentazioni non può infatti garantire un bisogno che è invece destinato a durare nel tempo.
Anche per questo, Alzheimer Italia ha accolto con favore l’annuncio del Ministro della Salute Orazio Schillaci, che ha comunicato l’intenzione di proporre il finanziamento del nuovo Piano nella prossima legge di Bilancio.
Si tratterebbe di un passaggio importante verso la possibilità di garantire continuità alle politiche sulla demenza.
DAL PIANO NAZIONALE AI TERRITORI
Il finanziamento non è però l’unico passaggio necessario. Affinché il nuovo Piano possa incidere realmente sulla vita delle persone dovrà essere tradotto in programmazione e servizi nei territori.
Nel suo intervento, il segretario Possenti ha richiamato in particolare il ruolo delle Regioni. Con un nuovo Piano nazionale, ha spiegato, sarà necessario recepirlo con un atto formale, costituire un tavolo regionale sulle demenze dove ancora non esiste, sviluppare una programmazione pluriennale e arrivare a Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali (PDTA) effettivamente applicati e non soltanto approvati.
La sfida è quindi fare in modo che il Piano non rimanga soltanto un quadro nazionale di riferimento, ma diventi una realtà concreta e omogenea nei diversi territori, attraverso servizi e percorsi accessibili alle persone con demenza e alle loro famiglie.
“E ADESSO COSA FACCIO?”
Questa necessità di coordinamento diventa particolarmente evidente nel momento immediatamente successivo alla diagnosi.
«E adesso cosa faccio?» è infatti la domanda che giunge più spesso alla nostra help line Pronto Alzheimer. Ci arriva dalle famiglie che hanno appena ricevuto la diagnosi e include una serie di altre domande che si pongono da quel momento in avanti: a chi rivolgersi, quali servizi sono disponibili sul territorio e come si affrontano, concretamente, i cambiamenti che la diagnosi porta con sé.
In questo senso, la diagnosi dovrebbe essere l’inizio di un percorso e non il momento in cui una famiglia si trova a cercare autonomamente le risposte. Questo aspetto diventa ancora più importante con l’aumento della capacità di diagnosticare precocemente le demenze: anticipare la diagnosi significa anche aumentare il periodo durante il quale sarà necessario accompagnare la persona con demenza e chi le sta accanto.
UN PUNTO DI PARTENZA
La proposta di Piano presentata il 21 settembre non conclude il percorso, ma ne apre una nuova fase. Come ha ricordato Possenti, quello presentato al Ministero è un punto di arrivo che è anche un punto di partenza: il documento dovrà ora affrontare i successivi passaggi istituzionali e politici.
Per Alzheimer Italia, la questione decisiva sarà quindi la sua attuazione. Il nuovo Piano indica la necessità di una politica nazionale sulla demenza finanziata in modo stabile: ora occorre fare in modo che questo obiettivo trovi una concreta applicazione.
Risorse continuative, programmazione sui territori, servizi capaci di accompagnare le persone lungo tutto il percorso e partecipazione delle persone con demenza alle decisioni che le riguardano: è su questi elementi che si misurerà la capacità del nuovo Piano di tradursi in risposte concrete per le persone e per le famiglie.
Come ha concluso Possenti, riprendendo le parole della presidente Pinto in apertura, «Un piano che non è finanziato in modo stabile non è un piano, è solo un documento».
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