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DIECI ANNI DI DEMENTIA FRIENDLY COMMUNITY: A BARI IL RACCONTO DI COMUNITÀ CHE RESTANO UMANE

C’è un dettaglio che dice molto sul senso di questa giornata.
La mostra “10 anni insieme” – poster, storie, volti delle Dementia Friendly Community italiane – non è stata allestita in una sala del Teatro Kursaal Santalucia di Bari, sede del Convegno Nazionale del 22 maggio, ma nella piazza davanti all’ingresso.

Chiunque passasse poteva fermarsi a guardarla e in molti lo hanno fatto: non solo i partecipanti, ma tutti i cittadini di Bari di passaggio, incuriositi da quelle immagini esposte in strada.
L’idea era semplice ma precisa: costruire inclusione nello spazio pubblico, non soltanto nelle sedi istituzionali. Ed è la stessa idea che, da dieci anni, guida le Dementia Friendly Community.

Il convegno “Dieci anni di Dementia Friendly Community. Dalla costruzione alla responsabilità collettiva” ha riunito persone con demenza, caregiver, volontari, professionisti e amministratori da tutta Italia per fare il punto su un percorso iniziato nel 2016 ad Abbiategrasso, in provincia di Milano, e arrivato oggi a contare oltre 70 DFC attive in 36 province di 13 Regioni, con più di 10.000 persone con demenza e familiari coinvolti e circa 7.700 cittadini formati.

NON “PER” MA “INSIEME”

Ad aprire i lavori sono stati i saluti istituzionali del sindaco di Bari Vito Leccese, dell’ex assessora al Welfare Francesca Bottalico, della presidente del Municipio 2 Alessandra Lopez, della presidente di Federazione Alzheimer Italia Katia Pinto e di Pietro Schino, presidente di Alzheimer Bari ODV, che ha portato anche la sua esperienza personale di figlio di una persona con demenza.

Il tono e il senso della giornata, però, sono stati dettati da Susana Inguil, membro del Gruppo di Lavoro di Persone con Demenza di Alzheimer Milano ODV:

«Da quando ho ricevuto la diagnosi, un medico mi ha consigliato di non restare chiusa in casa a piangere. Ed è quello che sto facendo: esco, cammino, viaggio. Vivo la mia vita felice. È importante coinvolgere le persone, perché così ci sentiamo importanti e non esclusi».

In poche frasi, Susana ha raccontato ciò che nessuna statistica riesce a restituire: cosa significa, per una persona con demenza, sentirsi parte di una comunità che non la esclude.

Mario Possenti, segretario generale della Federazione, ha allargato lo sguardo alla prospettiva nazionale, ricordando come la rete delle Dementia Friendly Community non rappresenti una semplice somma di esperienze territoriali, ma una responsabilità collettiva che coinvolge istituzioni, servizi, cittadini e comunità intere.

Laura Pettinato, referente della DFC di Abbiategrasso, e Simona Mascellaro, responsabile nazionale del Progetto DFC, hanno invece ripercorso i primi dieci anni del Progetto, raccontandone l’evoluzione, le sfide affrontate e quelle ancora aperte.
Ma soprattutto hanno evidenziato il cambiamento forse più significativo di questo percorso: il passaggio da iniziative pensate “per” le persone con demenza a esperienze costruite insieme a loro, a partire dai loro bisogni, desideri e possibilità di partecipazione alla vita della comunità.

DA ABBIATEGRASSO A UNA RETE NAZIONALE: ESPERIENZE DIVERSE, DIREZIONE COMUNE

Le esperienze portate dai territori hanno rivelato quanto diversi possano essere i modi di costruire una Comunità Amica.

Paola Ossola della DFC di Gavirate (VA) ha raccontato l’Atelier Rughe; Barbara Corti ci ha mostrato i video del laboratorio di Teatro Sociale della DFC di Ranica (BG); Nicole Ruta ha presentato il progetto Daring della Comunità Amica di Bari – Città Metropolitana e Roberto Quarisa ha descritto come la DFC di Ivrea (TO) collabori con il corso di laurea in Infermieristica dell’Università di Torino.

A chiudere la giornata, altre esperienze molto diverse tra loro: la “Bottega dei Saperi” della DFC di Roverbella (MN) presentata da Marica Vaona; le tante iniziative della neonata DFC di Sassoferrato (AN) illustrate da Sara Secondini; le camminate “A S(p)asso Lento” della Comunità Amica di Scanzorosciate (BG) ripercorse da Stefano Lo Monaco.

Il filo che attraversa esperienze tanto diverse tra loro è sempre la volontà di non confinare le persone con demenza ai margini, ma di riportarla nello spazio pubblico, dentro la vita delle comunità, nelle relazioni quotidiane e nei luoghi condivisi. Perché questo vuol dire non escludere più nessuno.

L’OSPEDALE COME PROSSIMA FRONTIERA

Tra i momenti più significativi della giornata, anche la presentazione ufficiale del Progetto Dementia Friendly Hospital.

Francesca Arosio, psicologa e psicoterapeuta di Federazione, ha illustrato le Linee di indirizzo sviluppate insieme a diverse realtà ospedaliere italiane, nate da una domanda tanto concreta quanto urgente: come rendere l’esperienza in ospedale meno disorientante, più comprensibile e più umana per le persone con demenza e per chi se ne prende cura?

Se in questi dieci anni le Dementia Friendly Community hanno imparato a trasformare piazze, negozi, biblioteche e spazi pubblici in luoghi più accoglienti, l’ospedale resta forse uno degli ambienti in cui la fragilità emerge con maggiore forza.
Ed è probabilmente lì che oggi si gioca una delle sfide più importanti: costruire contesti capaci non solo di curare, ma anche di riconoscere, orientare e accompagnare la persona.

PREMIO “REALTA’ INCLUSIVE”: VINCE “UN CINEMA PER AMICO”

Il Premio “Realtà Inclusive” è andato quest’anno al Cinema Ariston di Trieste, per il progetto “Un cinema per Amico” promosso dalla Fondazione Associativa Goffredo de Banfield: un cinema reso più accessibile e sereno per le persone con demenza e i loro caregiver. Un altro luogo che sceglie di restare aperto anziché chiudersi.

UNA RESPONSABILITÀ CHE RIGUARDA TUTTI

A dieci anni dalla nascita della prima Dementia Friendly Community, il progetto continua ad allargarsi senza perdere la sua intuizione più visionaria e radicale: costruire comunità in cui le persone con demenza possano continuare a essere viste, ascoltate e coinvolte nella vita quotidiana.
È una responsabilità che riguarda tutti: istituzioni, servizi, luoghi della cultura, ospedali, esercizi commerciali e singoli cittadini.

E anche quella mostra allestita nella piazza davanti al teatro, tra le persone e dentro la città, in fondo raccontava esattamente questo: la scelta di non lasciare più nessuno ai margini.

La Federazione Alzheimer Italia desidera ringraziare lo staff di Alzheimer Bari ODV e i volontari di CISOM per l’impegno e la collaborazione all’organizzazione dell’evento.