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“L’AMICO È… CHI NON TI LASCIA INDIETRO”.
In vista del prossimo Convegno nazionale, che si terrà il 22 maggio a Bari, ci siamo confrontati con il nostro Gruppo di Lavoro online e con il Gruppo di Alzheimer Milano ODV per parlare di amicizia, accoglienza e del diritto di sentirsi bene nei luoghi della quotidianità.
Guidati da Cristina Brioschi, psicologa di Federazione Alzheimer Italia, abbiamo raccolto le testimonianze di Susana, Cini e Pina a partire da una recente visita al Museo della Fondazione Rovati di Milano, progettato per essere più accessibile e accogliente anche per le persone con demenza.
Ne è nata una conversazione spontanea, fatta di ricordi, emozioni, sorrisi e piccoli dettagli che raccontano quanto possa fare la differenza sentirsi accompagnati, ascoltati e rispettati.
“MI SONO SENTITA BENISSIMO”
A rompere il ghiaccio è Susana, che racconta subito quanto l’esperienza al Museo l’abbia colpita.
“Mi è piaciuto tanto, tanto, tanto. Lo spazio era grande, si respirava bene. Per me è stata la cosa migliore.”
Susana spiega di aver vissuto in passato momenti difficili in luoghi chiusi e affollati.
“Una volta sono entrata in un posto chiuso e mi è venuta una crisi di panico. Sono scappata fuori. In questo museo invece mi sono sentita tranquilla.”
A fare la differenza, racconta, non sono stati solo gli spazi, ma anche le persone.
“Mi è piaciuto tanto che Mauro [Ceolin, di Fondazione Luigi Rovati ndr] mi abbia chiesto se stavo bene”.
Durante la visita, Susana si è sentita curiosa, libera di osservare con calma la bellezza tutta intorno e di fare domande.
“Ero felice. Curiosa di tutto quello che c’era. Ho anche chiesto di vedere il piano di sopra”.
E aggiunge:
“Non ho mai trovato un museo così. Per me è stato un regalo”.
“A BOCCA APERTA”
Anche Cini prova a raccontare le emozioni vissute durante la visita. Le parole a volte arrivano con fatica, ma le sensazioni sono chiarissime.
“Bellissimo… a bocca aperta!”.
Quando Cristina le chiede se si sia sentita felice e curiosa, Cini annuisce convinta.
“Sì… proprio bellissimo”.
In alcuni momenti Pina e Susana la aiutano a trovare le parole, in uno scambio spontaneo che racconta molto bene cosa significhi sostenersi a vicenda.
LE FOTOGRAFIE, I RICORDI E LE CONNESSIONI
Durante l’incontro, alcune fotografie della visita aiutano il Gruppo a ripercorrere l’esperienza.
Una foto in particolare resta impressa a Susana: il ritratto di una donna con i guantoni da boxe.
“Ho raccontato questa foto alla mia amica MariaLeon. Le ho detto che era una donna di tanti anni fa, quando nessuno pensava che una donna potesse fare boxe”.
Da quel ricordo nasce subito il desiderio di condividere l’esperienza con qualcun altro.
“Mi ha chiesto di andare insieme al museo”.
Cristina sottolinea quanto il tema dell’amicizia emerga spesso nei Gruppi di Lavoro e quanto alcune relazioni restino importanti anche quando la malattia rende più difficile la quotidianità.
Susana sorride:
“Ci vediamo ogni tanto a fare colazione insieme, in un bar dove fanno cose peruviane”.
La conversazione allora cambia strada, come succede spesso nelle chiacchierate autentiche: si parla di cibo, di tradizioni di famiglia, dei tamal preparati dalla madre di Susana in Perù, delle persone che arrivavano alle cinque del mattino per comprarli ancora caldi.
Sono ricordi vivi, raccontati con affetto e partecipazione.
Tornando al Museo, il Gruppo prova a capire cosa abbia reso quella visita così diversa da altre esperienze. Per Susana la risposta è semplice:
“Lui [Mauro Ceolin, ndr] ci spiegava tutto con calma”.
Essere accompagnati senza fretta, potersi orientare negli spazi e porre domande, sentirsi realmente seguiti ha cambiato completamente il modo di vivere la visita. Perché quando una persona si sente accompagnata con attenzione e rispetto, la curiosità cresce invece di spegnersi.
NON SOLO MUSEI
Da qui nasce una riflessione più ampia: quanto sarebbe importante trovare la stessa attenzione anche in altri luoghi della quotidianità?
Un supermercato più tranquillo, con qualcuno disposto ad aiutare senza fretta. Un parrucchiere più accogliente. Mezzi pubblici più semplici da usare.
Quando proviamo a immaginare insieme un supermercato senza musica troppo forte e con persone disponibili ad accompagnare chi si sente disorientato, Cini risponde subito:
“Io ci andrei subito!”
Susana racconta:
“Se cambio supermercato e non so dove sono le cose, entro e chiedo a tutti. A volte resto dentro due ore”.
Sono piccoli esempi concreti che raccontano bene cosa significhi costruire comunità davvero accoglienti.
“TI SENTI ACCOLTO”
Verso la fine dell’incontro, Cristina chiede al Gruppo cosa si potrebbe dire a una persona per incoraggiarla a uscire di casa, visitare luoghi nuovi, continuare a essere curiosa.
Susana ci pensa qualche secondo, poi dice:
“Se tu hai trovato un posto dove sei stato bene come il Museo, lo consigli agli altri. Perché ti senti accolto. Ci sono persone delicate, che ti seguono e non ti lasciano indietro”.
E poi conclude con la semplicità che la contraddistingue:
“Io voglio tornarci con MariaLeon”.
In foto: il Gruppo di Lavoro di Alzheimer Milano ODV insieme a Cristina Brioschi.