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TRENT’ANNI DI CUORE E MEMORIA
La storia di Gianfranco Guidone, donatore dal 1995 in ricordo del padre Filippo.
Ci sono gesti che, ripetuti nel tempo, diventano una testimonianza silenziosa ma potente di amore e di speranza. Quello di Gianfranco Guidone, da trent’anni donatore fedele della Federazione Alzheimer Italia, è uno di questi.
Dal 1995, anno in cui è scomparso suo padre Filippo, Gianfranco ha scelto di sostenere con costanza l’impegno della Federazione, “l’unica cosa che posso fare”, dice, “col cuore, proprio volentieri”.
Dietro il suo contributo c’è una storia di affetto, memoria e valori profondi. Nato a Foggia, Gianfranco ha vissuto a Ginosa Marina fino al 1977, quando si è trasferito a Modena, città natale della moglie Deanna, dove ha formato la sua famiglia.
Ricorda con gratitudine il padre Filippo, uomo onesto e scrupoloso. Assistente edile, negli anni Cinquanta seguì la costruzione della nuova borgata: palazzine, chiesa, scuole e asilo – opere che ancora oggi, dopo decenni, restano solide e intatte, e per il figlio testimoniano la sua dedizione e competenza.
Alla fine, Filippo non riconosceva più il figlio. “Le ultime parole che mi disse furono: ‘Sai, ho un figlio a Modena’. Ero io”, racconta Gianfranco con la voce che si fa più bassa.
Da allora, la donazione regolare alla Federazione Alzheimer è diventata per lui un gesto d’amore: un modo per restare accanto al padre e sostenere chi vive oggi la stessa esperienza.
Oggi Gianfranco ha 77 anni, una famiglia unita e un nipote di 21 anni, che porta con orgoglio il nome del bisnonno, Filippo. Ogni domenica, da quarant’anni, percorre 25 chilometri per raggiungere un santuario dove prega per il padre e
per tutte le persone che vivono la sua stessa condizione. In estate torna nella casa di famiglia in Puglia, condivisa con i suoi tre fratelli e la sorella: un legame che il tempo non ha mai incrinato.
Tra i ricordi più preziosi, Gianfranco conserva due fotografie: una del padre e una sua, scattate a distanza di anni ma legate da un filo invisibile. Entrambi hanno fatto parte del 183° reggimento paracadutisti, indossando la stessa divisa e le stesse mostrine. Guardando quelle immagini, Gianfranco prova un grande orgoglio nel sapere di aver seguito le stesse orme del padre, continuando una tradizione che li unisce anche oggi.
E poi ci sono le parole di Gianfranco, che racchiudono tutto il senso del suo impegno verso la Federazione Alzheimer: “Io lo faccio col cuore. Quando penso a mio padre, mi sembra di aiutarlo ancora”.
In questa frase c’è tutta la forza di un amore che non si spegne.