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Nuovi orizzonti nella ricerca per la prevenzione dell’Alzheimer

Un progetto finanziato dalla Commissione Europea studia la stimolazione del nervo vago come strategia per la prevenzione dell’Alzheimer.

Nell’immaginario collettivo, l’Alzheimer inizia in età avanzata. In realtà, un segno biologico caratteristico del morbo di Alzheimer, nominato “patologia tau”, è evidente anche nelle persone giovani. La proteina tau contribuisce al funzionamento dei neuroni nel cervello e, quando non funziona correttamente, forma depositi proteici che portano alla morte delle cellule nervose. Questi depositi costituiscono la patologia tau.
Sorprendentemente, uno studio tedesco ha dimostrato che, nella maggior parte delle persone, le proteine tau iniziano a non funzionare tra i 20 e i 30 anni in alcune cellule nervose.

Questi risultati offrono una prospettiva incoraggiante poiché ci potrebbe essere un’ampia finestra temporale in cui si può intervenire per prevenire o rallentare l’insorgenza dell’Alzheimer.

Lo stesso studio tedesco ha dimostrato che la patologia tau inizia in una piccola area cerebrale chiamata locus coeruleus o punto blu. Il locus coeruleus è una struttura alla base del cervello lunga più o meno un centimetro dalla colorazione blu scuro. Questa parte del cervello ci permette di essere vigili, memorizzare nuove informazioni e ricordare ciò che abbiamo appreso. Con l’invecchiamento, il locus coeruleus cambia sia nella sua struttura che nel suo funzionamento il che rende più difficile essere attenti e memorizzare. Anziani con un locus coeruleus meno integro tendono infatti ad avere una peggiore memoria. Quest’area ha quindi un ruolo fondamentale nell’invecchiamento cognitivo ed è d’interesse nella ricerca per la prevenzione dell’Alzheimer.

Ricercatori canadesi hanno studiato nei roditori come prevenire l’Alzheimer agendo sul locus coeruleus. Hanno dimostrato che è possibile prevenire l’invecchiamento cognitivo nei roditori aumentando un tipo specifico di attività in questa regione del cervello, chiamata “attività fasica”, durante una finestra temporale di poche settimane. Tale attività consiste in un aumento rapido e temporaneo dell’attività del locus coeruleus che si verifica ogni volta che uno stimolo cattura la nostra attenzione. Questi risultati suggeriscono che la chiave per contrastare l’Alzheimer potrebbe essere aumentare l’attività fasica del locus coeruleus. Una strategia promettente per aumentare tale attività negli esseri umani è la stimolazione elettrica del nervo vago.

Il nervo vago è il decimo di dodici nervi cranici, ovvero nervi che originano in strutture del cervello e permettono la comunicazione corpo-cervello. Esso regola l’attività di numerosi organi come il cuore, i polmoni e lo stomaco. Per esempio, quando ci rilassiamo, questo nervo è responsabile del rallentamento del battito cardiaco. Inoltre, l’ottanta per cento delle sue fibre trasmette informazioni provenienti dal corpo al cervello, in particolare il nervo vago “comunica” con il locus coeruleus. Studi condotti negli animali hanno ripetutamente dimostrato che la stimolazione elettrica del nervo vago aumenta l’attività fasica del locus coeruleus.

Negli esseri umani, possiamo stimolare elettricamente il nervo vago in modo sicuro applicando un piccolo oggetto metallico, chiamato elettrodo, sulla pelle dell’orecchio sinistro in un’area che comunica solo con il nervo vago. L’elettrodo è collegato a un dispositivo apposito che permette di inviare impulsi elettrici a bassa intensità per 3-5 secondi ripetutamente. La sensazione che ne deriva assomiglia a una vibrazione punzecchiante, ma non dolorosa. Studiare gli effetti della stimolazione elettrica del nervo vago sul locus coeruleus negli umani comporta la misurazione delle dimensioni delle pupille degli occhi, perché il locus coeruleus le fa dilatare quando è stimolato. Ci sono attualmente diversi studi che mostrano che la stimolazione elettrica del nervo vago aumenta le dimensioni delle pupille in individui tra i 18 e 35 anni. Questi risultati sono incoraggianti in quanto confermano che stimolare il nervo vago aumenta l’attività fasica del locus coeruleus nei giovani. Tuttavia, non sappiamo se tale stimolazione ha gli stessi effetti nelle persone anziane, ovvero il gruppo principale d’interesse per un intervento per la prevenzione dell’Alzheimer.

A partire dal febbraio 2025, un progetto finanziato dalla Commissione Europea ha iniziato a studiare la stimolazione elettrica del nervo vago sul locus coeruleus negli anziani. La ricercatrice Martina D’Agostini condurrà questo progetto per tre anni presso l’università di KU Leuven (Belgio) e University of Southern California (USA) in collaborazione con Ilse Van Diest (KU Leuven) e Mara Mather (University of Southern California), due professoresse esperte del settore. Il progetto comparerà gli effetti della stimolazione elettrica del nervo vago nei giovani e nelle persone anziane. Sappiamo, infatti, che il locus coeruleus cambia nel suo funzionamento e nella struttura con l’invecchiamento ed è probabile che gli effetti della stimolazione siano più forti nelle persone giovani. Per migliorare gli effetti della stimolazione nell’anziano, il progetto, si prefigge di:

 

  • capire quali sono i parametri della stimolazione che massimizzano gli effetti sulla pupilla nelle due fasce di età
  • capire quando è preferibile amministrare la stimolazione. Potrebbe essere più efficace stimolare il nervo vago quando si è in uno stato di calma piuttosto che di stress.


Infine, il progetto ambisce di dimostrare che la stimolazione elettrica del nervo vago può migliorare processi cognitivi come la memoria o l’attenzione che peggiorano con l’età. Tale informazione è fondamentale per usare questa tecnica per prevenire l’invecchiamento cognitivo.
In conclusione, la stimolazione elettrica del nervo vago offre nuovi interessanti orizzonti nella ricerca dell’Alzheimer. Siamo solo agli inizi di un lungo percorso di dura e intensa ricerca sulla prevenzione del morbo di Alzheimer. I ricercatori avranno il ruolo fondamentale di testare se la stimolazione elettrica del nervo vago previene l’invecchiamento cognitivo prima che venga usata come una strategia di prevenzione dell’Alzheimer. I ricercatori dovranno capire in che età è meglio iniziare a usare tale stimolazione e per quanto tempo. Dovranno anche testare in quali individui la stimolazione elettrica del nervo vago può prevenire l’Alzheimer. È probabile infatti che tale stimolazione non sia efficace allo stesso modo in tutte le persone. Trovare risposte a tali quesiti è fondamentale per creare delle linee guida nell’uso della stimolazione elettrica del nervo vago come strategia di prevenzione del morbo di Alzheimer.

A cura di: Martina D’Agostini1,2

  1. Research Group Health Psychology, KU Leuven, Leuven, Belgium
  2. USC Emotion & Cognition Lab, USC Leonard Davis School of Gerontology, University of Southern California, Los Angeles, USA

This work is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License (https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/).

Foto Credit: Unsplash