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DICONO
Dedicato alla mamma, Rose Coppa Jill, 74 anni, vedova e vittima di Alzheimer’s, 1992.



Il tragitto è stato troppo lungo
sulla collina con i semafori sincronizzati
che segnalano una vita "stop & go".
Cambio dalla frizione all’acceleratore
non so quanto volte e
freno secco come una pignatta
di emozioni.
Non ti vedo da alcune settimane.
Mi passi accanto
camminando lungo i corridoi
incessantemente
inseguendo nessuno.
Sembri perdere peso nella tua realtà
mentre io non posso nella mia.
I tuoi vestiti, se sono i tuoi,
non ti vanno più bene.
Le tue unghie sono troppo lunghe e
il loro smalto rosso smorto
è sbiadito.
Attraverso il mio sorriso forzato,
le mie parole improvvisate
cercano di sollevarti
affannandosi a raggiungere la "te"
che conoscevo prima.
Dicono che tu hai l’Alzheimer.
Mi abbracci e mi chiami "cara".
Quante volte emerge ancora il mio nome
fra le tue parole pazzamente smarrite.
Mentre guardi attraverso me con le lacrime
sei cosciente, sai, e mi dici, "Mi manchi"
Sediamoci.
Lasciami tagliare e dipingere le tue unghie.
Trovo le forbicine in fondo alla mia borsa
fra le monete e pezzettini di filaccia.
La bottiglia di quello smalto
di un rosa elegante
che ti comprai sei mesi fa
rimane ancora chiusa sul tuo comodino
dove l’ho messa.
I 20 minuti di manicure sono un successo
e, per un breve istante, ti fa piacere.
"Cosa farei senza di te, cara?"
Dicono che tu hai l’Alzheimer.
Ma, che cosa ne sanno loro?

Jacqueline Jill-Rito


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