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NON DEMMO IMPORTANZA AL FATTO



Uno dei soliti viaggi in giro per l’Italia, questa volta per un matrimonio. Appena giunti a destinazione (Rovereto) il mio papà, da bravo “uomo” ci lasciò in albergo e se ne andò a visitare la cittadina. Dopo un paio d'ore fu riportato in albergo da una persona che non si conosceva ma a cui mio padre aveva chiesto informazioni e si era accorto del suo disorientamento......era il 2000, un anno molto particolare per il passaggio del millennio, e mio padre ormai ottantatreenne ne era emozionato.
Non demmo importanza al fatto, ne rimanemmo sorpresi.
In estate non ricordava il gioco delle carte, non era un accanito giocatore, ma non ricordava davvero nulla! In una passeggiata alle sorgenti del Piave, fiume a lui molto caro per ricordi patriottici, non riusciva ad identificare il percorso del medesimo, per lui doveva andare in senso contrario.......................non riuscivamo a capire se ci stava prendendo in giro, forse no, aveva delle difficoltà, ma era sempre un uomo vigile, attento e dolce.
Cominciarono delle liti con mamma, spesso mi diceva che......................mamma non era la solita e che si comportava male, mentre accusava mia madre di prepotenza e cattiveria e che ne avrebbe parlato con i figli, cosa che non ha mai fatto, ma che io cercavo di provocare sapendo come erano i fatti.
Presi in mano la situazione cercando di imporre a mia madre un cambiamento, considerando mio padre con dolcezza e facendole capire che forse papà stava diventando vecchio (del resto anche lei ha 83 anni) e che doveva permettermi di gestire papà almeno per qualche momento di libertà per lei. Mia madre purtroppo si stava annientando dietro a mio padre che ogni giorno aveva dei problemi maggiori. Quante volte ho invitato mia madre a farsi aiutare almeno per il suo riposo mentale “Mamma se mi vuoi bene, ascoltami. Ora siamo in due a poter aiutare papà, non fare in modo che sia una sola (io) a dover badare a due persone”. E' difficile farla ragionare a farsi aiutare, ha timore di disturbare, ma papà ha bisogno di tenerezza, dolcezza e solo se si è sereni si riesce a farlo. E' difficile, è doloroso vedere un "bambino-uomo" una persona che ti ha educato, ti ha amato e che con pudore non hai mai visto girare per casa neanche in mutande, ora devi lavarlo anche nelle parti intime, e che magari in quel momento neanche se ne rende conto, ma poi quando si ricorda sta male anche lui.
Non è una malattia dolorosa fisicamente, logora psicologicamente e non solo il malato, ma anche chi lo circonda. Il malato torna bimbo e si fa fatica a vedere il proprio padre un bambino piccolo, inerme e che agisce come le scimmiette, fa quello che fai tu e ti si aggrappa con tutte le sue forze.

Daniela Rizzo


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Ultimo aggiornamento di questa pagina 14 febbraio 2009